ChatGPT, Claude, Gemini o Perplexity: quale intelligenza artificiale scegliere (e quando)

“Qual è la migliore?” è la domanda sbagliata. Te lo diciamo da chi con questi strumenti ci lavora ogni giorno — e insegna a usarli.
La domanda che tutti fanno (e perché non ha risposta)
“Ma qual è la migliore intelligenza artificiale?” È la prima cosa che ci chiedono in aula, quasi sempre. E la risposta onesta delude un po’: non esiste “la migliore” in assoluto — esiste quella giusta per quello che devi fare tu, oggi.
È come chiedere qual è il miglior veicolo. Dipende se devi portare la famiglia in vacanza, consegnare pacchi in città o scalare uno sterrato. Cambia il mezzo, non perché uno sia “migliore”, ma perché il compito è diverso.
Prima di tutto: le AI non sono quattro. Sono migliaia.
Facciamo chiarezza subito, perché è un equivoco comune. Le intelligenze artificiali disponibili oggi sono migliaia — generaliste (quelle “tuttofare” con cui chatti) e specializzate (una per generare musica, una per il video, una per il codice, una per le immagini, una per trascrivere, e così via). Noi, per lavoro, ne usiamo a decine, diverse a seconda del compito: chi lavora sul serio non si affida a un solo strumento.
In questo articolo, però, parliamo solo delle principali generaliste — quelle che la maggior parte delle persone incontra e con cui conviene iniziare. Il mondo là fuori è molto più grande; questa è la porta d’ingresso.
ChatGPT — il tuttofare più conosciuto
È l’AI che ha fatto conoscere l’intelligenza artificiale al mondo, ed è ancora la più usata (a metà 2026 resta la numero uno per numero di utenti, anche se non più da sola in cima). OpenAI ha fatto pulizia: dove prima c’era una giungla di nomi, oggi scegli tra tre livelli — uno veloce per l’uso quotidiano, uno che “ragiona” di più sui problemi complessi, uno per il lavoro impegnativo. Sotto c’è la famiglia GPT-5, con i modelli di punta più recenti (al momento in cui scriviamo, luglio 2026, il vertice è GPT-5.6).
Dove brilla: è il generalista per eccellenza. Scrivere, programmare, ragionare, automatizzare compiti passo dopo passo. Se non sai da dove partire, è il punto di partenza più sicuro — e l’ecosistema di app e integrazioni attorno è enorme.
Per chi: chi vuole un solo strumento che faccia un po’ di tutto, bene.
Gemini — il multimediale di casa Google
Gemini è l’AI di Google, ed è cresciuta più di tutte nell’ultimo anno (a metà 2026 è saldamente la seconda). Il suo asso è la multimodalità: non solo testo, ma immagini, audio e video, mescolati insieme. Le versioni più recenti (Gemini 3.5 e Gemini Omni, luglio 2026) generano perfino video partendo da input diversi e traducono il parlato in tempo reale in decine di lingue, mantenendo il tono di voce.
Dove brilla: se lavori già dentro il mondo Google — Gmail, Documenti, Drive, Android, la Ricerca — Gemini è lì, integrato. E quando il compito è visivo o multimediale, gioca in casa.
Per chi: chi vive nell’ecosistema Google e chi lavora con immagini, audio e video.
Claude — la penna attenta e il ragionamento lungo
Claude (di Anthropic) si è costruito una reputazione su due cose: scrittura di qualità — testi sfumati, con tono e misura — e ragionamento su compiti lunghi e complessi, dal codice all’analisi di documenti corposi (regge una quantità di testo enorme in una sola conversazione). Al momento in cui scriviamo (luglio 2026) il modello di punta è Claude Fable 5, in cima alla famiglia Claude 5.
Dove brilla: quando il come è scritto conta quanto il cosa. Documenti curati, programmazione, lavoro che richiede di tenere insieme molti pezzi senza perdere il filo. Ha anche un’impostazione più prudente e trasparente, utile quando la posta in gioco è alta.
Per chi: chi scrive per mestiere, chi programma, chi lavora su progetti articolati.
Perplexity — il «coltellino svizzero» che cerca e verifica
Perplexity è diverso dagli altri: non è tanto un assistente che scrive, è uno che cerca, risponde citando le fonti, e le verifichi in pochi secondi. È sicuramente consigliabile a chi vuole una cosa sola, semplice, per (quasi) tutto — e ti spieghiamo perché.
- È veloce. Risponde subito, senza fronzoli.
- Cita sempre le fonti. Ogni risposta ha i link accanto: è il rimedio all’ansia da “e se se lo fosse inventato?”.
- È un ottimo sostituto di Google. Per moltissime ricerche quotidiane, al posto di dieci link ti dà la risposta già ragionata.
- Fa anche le immagini (nel piano a pagamento), oltre a testo e ricerca — così copre più bisogni con un solo abbonamento.
- Può usare i vari modelli (Claude, GPT e altri) sotto il cofano: scegli il “motore” senza cambiare strumento.
- Costa il giusto ed è semplice. Poche impostazioni, curva d’apprendimento bassa.
C’è un motivo in più per cui ci sta a cuore: è il verificatore per eccellenza. Nei nostri flussi di lavoro con l’AI lo usiamo spesso proprio per controllare quello che altre intelligenze artificiali hanno prodotto — un secondo paio d’occhi con le fonti in mano. Fidarsi è bene; verificare, con l’AI, è molto meglio.
Per chi: chi vuole un solo strumento semplice per informarsi, cercare e verificare senza complicarsi la vita.
DeepSeek, Qwen e i modelli a costo (quasi) zero
Non si possono più ignorare. In poco più di un anno DeepSeek e Qwen (nati in Cina) sono passati da comparse a protagonisti, e su alcune misure d’uso hanno già superato i concorrenti americani. Il motore della loro esplosione: molta potenza a costo bassissimo o nullo — DeepSeek è utilizzabile gratis anche nelle funzioni avanzate — e modelli spesso aperti, che chi sviluppa può usare liberamente.
Dove brillano: rapporto qualità/prezzo difficile da battere e disponibilità aperta per chi costruisce sopra.
Il però — e vale per qualsiasi strumento, non solo questi: quando una cosa costa poco o niente, spesso il prezzo lo paghi coi tuoi dati. Prima di metterci dentro materiale di lavoro o informazioni personali, chiediti dove finiscono quei dati e chi può leggerli — leggi le condizioni d’uso, esattamente come faresti con un’app a cui dai accesso al telefono. Per una chiacchierata curiosa va benissimo; per i dati di un cliente o dell’azienda, la domanda “dove vanno?” viene prima del prezzo. (È uno dei temi che trattiamo in ogni corso: usare l’AI in regola.)
E le AI che giri sul tuo computer?
Una strada in più, che citiamo apposta per chi la sta già pensando: alcuni di questi modelli sono aperti, e puoi installarli e farli girare sul tuo computer, senza mandare niente fuori. Il vantaggio è doppio — costo zero e dati che non lasciano la tua macchina (privacy massima, il sogno di chi tratta informazioni sensibili). Il prezzo sta altrove: servono un computer potente e un minimo di competenze tecniche per metterli in piedi e mantenerli. Non è la porta d’ingresso per tutti, ma se controllo e riservatezza contano più della comodità, è un’opzione seria. Non l’abbiamo dimenticata — anzi, è un tema su cui torneremo: iscriviti alla newsletter per non perdere il seguito.
Attenzione: gratis e a pagamento non sono lo stesso strumento
Un chiarimento che evita confronti falsati: ogni strumento ha una versione gratuita e una a pagamento, e la differenza dentro lo stesso strumento è enorme — modelli più potenti, meno limiti, funzioni in più. Confrontare la versione gratis di uno con la versione a pagamento di un altro non ha senso: stai paragonando fasce diverse, non strumenti diversi. Quando valuti, confronta pari con pari.
Il metodo: come scegli davvero
Dimentica le classifiche. Fatti quattro domande:
- Che compito ho tra le mani? Scrivere e ragionare → ChatGPT o Claude. Cercare e verificare informazioni → Perplexity. Immagini, audio, video → Gemini. Budget zero e uso non sensibile → DeepSeek o Qwen.
- Mi serve che le informazioni siano aggiornate e citate? Se sì, la ricerca con fonti (Perplexity) batte tutti.
- Dove lavoro già, e che dati ci metto dentro? Se la tua giornata è dentro Google, Gemini ti risparmia salti. Se i dati sono sensibili, la domanda su dove finiscono viene prima di tutto.
- Quanto conta la resa del testo? Se il documento deve essere bello, non solo corretto, la scrittura curata fa la differenza.
E qui arriva la verità scomoda: il tool conta meno di come lo usi. La stessa domanda posta bene o male dà risultati opposti — con qualsiasi strumento. La differenza tra chi “ci ha provato e non funziona” e chi ci fa cose serie non è quale AI ha aperto: è che uno ha imparato a chiedere e a verificare, l’altro no.
Ed è anche il motivo per cui non ci innamoriamo di un nome solo. Gli strumenti cambiano ogni mese — quello che oggi è in vetta domani ha un rivale. Il metodo per sceglierli e usarli bene, quello resta. (E ricordati: queste sono solo le principali generaliste. Dietro c’è un mondo di strumenti specializzati, uno per ogni mestiere.)
In due righe
Non cercare “la migliore AI”. Chiediti cosa devi fare, scegli lo strumento giusto per quel compito, e impara a usarlo con criterio — verificando, e sapendo dove finiscono i tuoi dati. Il resto è marketing.
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